Partorire ai tempi del Covid-19

Una pandemia in atto a livello mondiale, donne che per evitare l'ospedale, decidono di partorire in casa maternità o in casa. Ma è davvero sicuro?

A dicembre 2014, il NICE (National Institute for Health and Care Excellence), il prestigioso Istituto inglese che detta le regole per il raggiungimento dell’eccellenza in tema di salute e cure mediche ha pubblicato un documento intitolato Intrapartum care: care of healthy women and their babies during childbirth, con il quale si sostiene che, per le donne con una gravidanza fisiologica, il modo più sicuro di partorire è proprio il parto in casa o presso i centri nascita: “Women should give birth without doctors”, cioè “Le donne dovrebbero partorire senza i medici”.


Libertà di scegliere

Il testo della linea guida precisa che le donne dovrebbero avere comunque il diritto di scegliere il luogo del parto, ma che solo alle donne ad alto rischio dovrebbe essere consigliato il parto in ospedale.

Quello che per decenni è stato considerato un modello azzardato, pericoloso, naif e persino un po’ snob, oggi sembrerebbe rivelarsi una scelta “scientificamente avanzata”. Perché? Questo importante cambiamento nasce dalla dimostrazione che le donne che partoriscono in ambito extraospedaliero subiscono un numero minore di effetti avversi, un minore numero di interventi medici (episiotomia, taglio cesareo, parti operativi con ventosa) oltre a una minore incidenza di infezioni rispetto alle donne che partoriscono in ospedale.

Erano anni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità teorizzava la necessità di riportare il parto a un livello meno tecnologico di assistenza e già nel 1985 aveva dichiarato che “il parto deve avvenire al livello di assistenza più basso compatibile con la sicurezza”. Ora il NICE ci fornisce il supporto scientifico a questo principio: a fronte di un importante miglioramento degli esiti, partorire a casa non provoca alcun aumento del rischio, né per la madre né per il neonato. Non è un’opinione su cui si può essere d’accordo o meno, ma una certezza scientifica dimostrata.

Inoltre, con il parto in casa o nel centro nascita, la soddisfazione della donna è sempre superiore rispetto a quella che riesce a ottenere dopo un parto ospedaliero: un’assistenza meno invadente e la maggiore autonomia la rendono protagonista attiva dell’evento, sottraendola a quei meccanismi di delega che diventano quasi obbligati in ospedale; inoltre, il contesto domestico le dà la possibilità di accogliere il nuovo nato in un ambiente accogliente e familiare.


Impossibile scegliere

In Italia i centri nascita pubblici sono due: il Centro Nascita Margherita di Firenze, che con i suoi oltre 2500 nati offre già dati statistici interessanti (e in linea coi dati internazionali) e Le stanze di Lucina a Perugia, inaugurato da poco più di un anno. Il parto in casa garantito dalle strutture pubbliche è quasi inesistente, tentativi di legiferare a favore di un rimborso spese per chi realizza questa scelta non sono andati a buon fine.

Non tutte le donne con le caratteristiche per aderire a questo percorso scelgono di partorire nei centri nascita, o a casa. Ma il problema è che in Italia la possibilità di scelta non esiste, e l’offerta assistenziale non riesce ad evolversi dal modello unico ospedaliero.

Secondo Susan Bewley (del King’s College di Londra, responsabile del gruppo di lavoro del NICE che ha elaborato le nuove linee guida): «Non c’è un solo modello di parto che sia adatto per tutte le donne […] alcune donne potrebbero preferire far nascere il proprio bimbo/a a casa o in una casa maternità perché questi luoghi sono generalmente più sicuri, questo è un loro diritto e devono essere supportate in questa scelta. Ma se una donna preferisse far nascere il proprio/a bambino/a in un ospedale […] anche questo sarebbe un suo diritto.”


Numeri che parlano chiaro

Numeri per 1000 bambini e 1000 madri al secondo parto: a parità di incidenza di gravi problemi medici del neonato, le mamme che partoriscono in Ospedale con l’assistenza dell’ostetrico-ginecologo, rispetto a quelle che partoriscono a casa, subiscono l’episiotomia tre volte più spesso, l’applicazione di forcipe o ventosa quattro volte più spesso e il parto cesareo cinque volte più spesso. Fonte NICE.




FONTE UPPA

Alessandra Puppo

Ostetrica, Firenze

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